EPICONDILALGIA OMERALE: LA CHIAMANO “GOMITO DEL TENNISTA”, MA CHI NE SOFFRE VERAMENTE?

Il gomito costituisce l’articolazione intermedia dell’arto superiore, la cui funzione principale è quella di regolare la lunghezza funzionale dello stesso, permettendo il raggiungimento degli oggetti e il conseguente avvicinamento al corpo (funzioni importanti per il corretto svolgimento delle attività della vita quotidiana). 

INCIDENZA:

la patologia coinvolge dall’1% al 3% della popolazione generale e non mostra differenze di genere. Si presenta nella IV-V decade di vita e in più della metà dei casi colpisce il lato dominante.

I pazienti giovani mostrano più frequentemente un quadro clinico ad esordio di tipo acuto, auto-limitante e responsivo al trattamento. I pazienti anziani mostrano un quadro ad esordio insidioso, di tipo cronico-degenerativo, meno responsivo al trattamento.

Contrariamente a quanto il nome “gomito del tennista” possa far pensare ad una patologia tipica di chi pratica questo sport, possiamo dire invece, che risulta maggiormente correlata a determinate attività lavorative caratterizzate da gesti ripetitivi e da sovraccarichi funzionali (operai; utilizzo di tastiera e mouse; carpentieri etc.). può anche essere in minima parte presente in soggetti sportivi amatoriali.

COSA ABBIAMO CHIAMATO FINO AD ORA CON IL TERMINE “GOMITO DEL TENNISTA”?

Nella definizione uniformemente accettata, si indica con il termine epicondilite o “gomito del tennista”: 

tendinopatia inserzionale, essenzialmente da sovraccarico funzionale, che interessa il tendine comune dei muscoli estensori-supinatori dell’avambraccio. “

Si parla di inserzionale poiché il processo patologico interessa quasi esclusivamente la porzione prossimale dell’articolazione.

COS’E’ LA TENDINOPATIA?

La tendinopatia è un continuum di infiammazione e degenerazione. (fig.1)

Vi sono fattori predisponenti, ma anche fattori di rischio (intrinseci ed estrinseci) che possono influenzare la modalità di progressione della patologia. È da ricordare, inoltre, che in condizioni di fisiologia l’esercizio aumenta la resistenza del tendine, ma al superamento di una soglia, detta di tolleranza, si possono verificare delle microlesioni a livello del tessuto tendineo stesso. Se il periodo di recupero è sufficiente, preverrà il meccanismo di riparazione, ma se il tempo di recupero risulta essere inadeguato, si attiverà la cascata di degenerazione che porterà, inevitabilmente, alla lesione tendinea e al dolore.

COSA SAPPIAMO OGGI DEL “GOMITO DEL TENNISTA”?

Ad oggi possiamo dare un’ulteriore definizione di tendinopatia, come: 

processo legato allo squilibrio tra la reazione rigenerativa e quella degenerativa, in risposta ad un sovraccarico meccanico”. 

Una volta fallito il meccanismo di riparazione si avrà una fase di insorgenza della sintomatologia dolorosa, sottesa da un continuo processo infiammatorio. Il dolore si presenta quando la patologia è già in condizioni severe ed il meccanismo infiammatorio che si instaura porterebbe a periodi di quiescenza della malattia seguiti a periodo di riacutizzazione della stessa.

COSA SI PU0’ FARE PER MIGLIORARE LA SINTOMATOLOGIA?

Proponiamo qualche semplice esercizio che può migliorare la sintomatologia dolorosa. È sempre consigliato rivolgersi al proprio fisioterapista per verificare la corretta esecuzione dei movimenti. Questo articolo non ha la pretesa di fare diagnosi, in caso di dolore e limitazione funzionale bisogna contattare il proprio medico o fisioterapista. 

ESERCIZI PER IL “GOMITO DEL TENNISTA”:

Gomito esteso. Con la mano controlaterale prendere le dita del lato affetto ed estendere lentamente il polso. Tenere la posizione per 10 secondi per 10 ripetizioni (fig.2); 

poi flettere il polso lentamente fino a che non si avverte una tensione ai muscoli dell’avambraccio. Tenere la posizione per 10 secondi per 10 ripetizioni (fig.3);

successivamente è possibile appoggiare i palmi delle mani su un tavolo. Portare il corpo in avanti finché non si avverte una tensione a livello dei muscoli dell’avambraccio. Tenere la posizione 10 secondi per 10 ripetizioni. (fig.4)

Tenendo fermo il gomito con l’aiuto della mano che non è impegnata nell’esercizio, cercare di eseguire movimenti attivi di flesso-estensione del polso a pungo chiuso. 15 volte per 10 ripetizioni in maniera molto lenta ricercando la massima escursione di movimento possibile. (fig.5)

Da seduti con i gomiti su un tavolo, palmi della mano rivolti uno contro l’altro. Lentamente far scivolare i gomiti avvicinando le mani al tavolo. È importante tenere i palmi uniti. Tenere la posizione 10 secondi per 10 ripetizioni. (fig.6)

Gomito flesso. Impugnare una bottiglietta d’acqua. Eseguire movimenti lenti di prono-supinazione. Eseguire l’esercizio 10 volte per 3 serie. (fig.7)

Sollevare un’asta ed estendere i gomiti. Eseguire movimenti di flesso-estensione dei polsi. Eseguire l’esercizio 10 volte per 3 serie. (fig.8)

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