All’interno di questa categoria sono raccolti tutti gli articoli del blog che sono legati all’osteopatia: trattamenti per disturbi e patologie specifici, manipolazione manuale volta alla prevenzione preventive e similari.

Scoliosi idiopatica: disturbi e trattamenti nel bambino

Indice

  1. La scoliosi idiopatica

  2. Gli organi a rischio nella scoliosi idiopatica

  3. Il trattamento della scoliosi infantile

  4. Conclusioni

La scoliosi idiopatica è una patologia a carico della colonna vertebrale che si manifesta in età pediatrica.

La nostra colonna vertebrale non è “dritta”, seppur possa sembrarlo. Osservandola lateralmente ci si accorge che, in realtà, è curvilinea, simile ad una “S” molto allungata. La colonna vertebrale è, quindi, naturalmente “curva”.

Si parla di scoliosi quando la colonna vertebrale vista posteriormente (anziché lateralmente), non appare dritta, ma mostra una maggiore sporgenza di una delle due metà del torace.

In presenza di scoliosi, le vertebre, invece di essere allineate e appoggiate l’una sull’altra, sono ruotate verso destra, o verso sinistra.

La scoliosi idiopatica

Clinicamente, il termine “scoliosi” indica una curva patologica della colonna vertebrale, accompagnata da una rotazione delle vertebre. Nella sua forma infantile viene detta “idiopatica”, in quanto non se ne conosce la causa.

Si parla di scoliosi idiopatica quando viene diagnosticata per la prima volta tra la nascita e i 3 anni di età. Si tratta di una patologia che solitamente si risolve spontaneamente, anche se vi sono rari casi in cui può progredire fino a raggiungere livelli di deformità piuttosto gravi.

Incidenza

I dati mostrano che negli Stati Uniti l’incidenza della scoliosi infantile sulla popolazione sia del 2-3%, in Gran Bretagna tra il 2% e il 4% e in Italia tra lo 0,4 e il 4%. Le scoliosi che si presentano in forme leggere, o moderate, colpiscono maggiormente la popolazione femminile, mentre le forme più severe della patologia, che sono molto rare, tendono a colpire soprattutto i maschi.

La maggior parte dei bambini che sviluppano curve anomale della colonna vertebrale lo fanno nei primi sei mesi di vita. Pur trattandosi di una condizione rara che rappresenta meno dell’1% di tutti i casi di scoliosi, quella infantile è una delle forme più gravi accertate in ortopedia pediatrica.

La scoliosi idiopatica ha una velocità di peggioramento maggiore rispetto a quella adolescenziale, in quanto è direttamente proporzionale alla velocità della crescita. I bambini che sviluppano la scoliosi prima dei 5 anni di età hanno più probabilità di avere anomalie cardiopolmonari nell’infanzia.

Cause

Nonostante la causa alla base dell’insorgenza della scoliosi infantile sia sconosciuta, vi sono tuttavia alcune teorie avvalorate da diversi studi scientifici.

Oltre alla teoria di tipo genetico, esiste una teoria, supportata da dati epidemiologici, la quale ipotizza che la scoliosi potrebbe derivare da una compressione della colonna vertebrale durante la crescita fetale a causa di pressioni esercitate dalle pareti dell’utero su un lato del corpo del feto.

Nei neonati con scoliosi, infatti, vi sono numeri più elevati di plagiocefalia, un leggero appiattimento di un lato della testa, e di displasia dell’anca che si presenta sullo stesso lato della curva scoliotica della colonna.

Diagnosi

Solitamente una visita pediatrica rileva la scoliosi infantile entro i primi sei mesi di vita di un bambino. Generalmente, la patologia si presenta con una singola curva toracica a sinistra, ma è anche possibile che la curvatura interessi sia la zona toracica, che lombare.

A seguito di un sospetto di scoliosi, vengono prescritti ulteriori accertamenti, come esami:

  • Neurologici;
  • Della testa;
  • Della schiena;
  • Delle estremità;

per verificare la possibile presenza di plagiocefalia e altre anomalie.

Gli organi a rischio nella scoliosi idiopatica

In caso di malformazioni molto gravi dovute alla scoliosi, il primo organo a risentirne è il polmone: non trovando spazio a sufficienza per svilupparsi correttamente, può comportare problemi di natura respiratoria.

La crescita incide sul peggioramento della malformazione della colonna, per tale ragione i bambini con scoliosi ad esordio precoce sono più a rischio. Lo spazio a disposizione per l’incremento del volume dei polmoni risulta ridotto e ciò può causare una significativa compromissione della normale respirazione.

Un altro organo a rischio in presenza di questa malattia è il midollo spinale. Anche se sono rari casi in cui la gravità della curva della colonna possa effettivamente determinare una compressione del midollo spinale, se ciò avviene, può causare problemi neurologici difficilmente, o, addirittura, non curabili.

Un altro aspetto da non sottovalutare sono la deambulazione compromessa e le limitazioni che da essa ne derivano, le quali possono avere risvolti negativi anche sullo sviluppo psicologico del bambino.

Il trattamento della scoliosi infantile

Il trattamento della scoliosi infantile prevede l’osservazione, l’ausilio del corsetto, la fisioterapia, oppure la chirurgia.

La probabilità di guarigione spontanea della scoliosi infantile è abbastanza elevata e proprio per questo l’osservazione rimane il primo metodo di trattamento.

Tuttavia, in caso di progressione della malformazione della colonna vertebrale con angolo di Cobb superiore a 20-25°, viene indicato il trattamento ortesico, ovvero l’utilizzo di un busto rigido.

Le scoliosi infantili possono, in alcuni casi, peggiorare nonostante l’uso dei busti correttivi e arrivare a deformità che richiedono un trattamento chirurgico.

La fisioterapia

Il trattamento fisioterapico può contribuire a contenere la deformità nei bambini.

La modalità di trattamento varia in base al tipo di scoliosi, alle conseguenze associate, all’angolo di Cobb, all’età del paziente, agli altri eventuali trattamenti attuati e alla tipologia di evoluzione della deformità.

La gestione della scoliosi infantile è complessa sia nei suoi meccanismi fisiopatologici, che nei suoi fattori evolutivi.

L’efficacia della sola fisioterapia nel ridurre la progressività dell’angolo di Cobb è controversa, nonostante alcuni panorami mostrino risultati positivi.

Gli esercizi risultano comunque essere efficaci nella riduzione degli effetti secondari della scoliosi infantile, come i disturbi dell’equilibrio, i disallineamenti posturali e l’asimmetria muscolare. Inoltre, l’associazione tra fisioterapia e trattamento con corsetto risulta in una maggiore efficacia della terapia rispetto al trattamento con solo corsetto.

La chiropratica

Attraverso la manipolazione vertebrale, tipica dell’approccio chiropratico, si può migliorare la mobilità di quelle aree della colonna divenute rigide per via delle curvature scoliotiche.

Il chiropratico, oltre che poter utilizzare tecniche terapeutiche manuali per “ammorbidire” l’area, può integrare anche degli esercizi posturali con lo scopo di alleviare significativamente i sintomi percepiti.

Il trattamento osteopatico

Durante la visita osteopatica il paziente scoliotico viene analizzato in maniera statica e dinamica attraverso movimenti e piegamenti. Valutazioni utili al fine di verificare la funzionalità di muscoli, legamenti e la gravità delle asimmetrie.

Da un punto di vista osteopatico, questa patologia deriverebbe principalmente da una compressione della colonna vertebrale tra la regione cervicale e quella sacrale e, pertanto, il compito dell’osteopata è quello di aumentare la mobilità della colonna vertebrale, ripristinando l’equilibrio muscolare e mobilizzando il bacino.

Conclusioni

È importante ricordarsi sempre che la colonna vertebrale ci sostiene per l’intero corso della nostra la vita.

Sottovalutare alterazioni e deformità posturali nelle delicate fasi evolutive dell’età pediatrica potrebbe avere conseguenze dirette sul bambino di oggi e l’adulto di domani.

Gravidanza: prevenzione posturale e riabilitazione post-partum

La gravidanza, pur essendo una condizione assolutamente normale rappresenta anche l’evento umano più straordinario in assoluto: è uno dei periodi più particolari nella vita di una donna.

Quando scopre di essere incinta, la donna può provare un insieme di emozioni contrastanti, raggiungendo l’apice della felicità da una parte e quello delle preoccupazioni e dei cambiamenti dall’altra, e proprio per questo, diviene importante comprendere quali comportamenti ed abitudini sia meglio adottare durante questi nove mesi.

La gravidanza è un evento molto delicato sotto molti aspetti: da quello biologico, a quello psicologico, fino a quello sociale e a quello affettivo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce che “la promozione della salute e del benessere in gravidanza implica il prendersi cura della donna come persona, ossia nella complessità degli aspetti biologici, psicologici e socio-affettivi”.

I cambiamenti del corpo in gravidanza

In pochi mesi il corpo si modifica per adattarsi all’evoluzione del feto in tutte le sue fasi, accogliendolo, proteggendolo e nutrendolo.

La crescita del feto durante la gravidanza implica una necessaria “riorganizzazione” del corpo e della postura della mamma per renderli più funzionali. Questo avviene sia a livello degli organi pelvici e dei muscoli addominali, sia a livello dell’aumento volumetrico dell’utero, che influenza l’assetto del tronco e degli arti inferiori.

Il mantenimento dell’elasticità dei muscoli del tronco e del bacino sono indispensabili per consentire di attraversare in modo sereno questo periodo, senza incorrere in disturbi che, una volta insorti, possono essere difficili da trattare.

In questo periodo il corpo della donna subisce molti cambiamenti: l’aumento dell’addome, il condizionamento fisico, la nuova postura, le variazioni ormonali, i muscoli addominali che si distendono; cambiamenti che sono spesso causa di dolori a livello lombare, pubico e sacro-iliaco. Difatti, il dolore lombare ha un’alta incidenza in gravidanza: ne soffre tra il 50 ed il 90% delle donne ed è una condizione che può rendere più difficile il parto e che, in circa il 25- 40% dei casi, può protrarsi anche dopo la nascita del bambino.

I trattamenti di supporto

È molto importante che questo processo ed i cambiamenti ad esso annessi, seppur naturali, non incontrino particolari ostacoli che possano creare difficoltà. Se la donna in passato ha subito traumi, incidenti, interventi chirurgici, questi cambiamenti corporei possono essere causa di dolori durante la gravidanza.

Gravidanza e trattamento fisioterapico

Un modo per ovviare a questi disagi, evitando che si trasformino in patologia, c’è e viene definito “fisioterapia preparatoria”.

Si tratta di un insieme di tecniche e programmi specifici che aiutano le mamme durante la gestazione; utili per la prevenzione del mal di schiena e per mantenere una postura corretta in gravidanza.

La fisioterapia è importante anche nella prevenzione della diastasi degli addominali. Infatti, il suo compito è quello di elasticizzare la muscolatura attraverso esercizi mirati volti a migliorare la respirazione, limitare crampi e gonfiore agli arti inferiori, preparare il bacino al parto ed “educare” la paziente all’importanza della riabilitazione del pavimento pelvico post-parto.

Utile è anche “l’istruzione” all’igiene posturale nella prevenzione di cervicalgie, dorsalgie e tendiniti agli arti superiori.

Gravidanza e trattamento osteopatico

Anche l’osteopatia risulta un valido aiuto e un supporto per garantire una gravidanza più facile e piacevole, rendendo più funzionali le strutture che hanno perso un proprio equilibrio.

L’osteopata lavora, quindi, attivamente sul corpo della paziente con tecniche dolci finalizzate a rilassare i tessuti e a recuperare la mobilità di articolazioni e muscoli.

L’intervento osteopatico è utile sin dai primi mesi della gravidanza in quanto si possono prevenire da subito la presenza di eventuali rigidità articolari e muscolari che, peggiorando negli ultimi mesi della gravidanza, potrebbero essere causare dolori.

I due approcci, fisioterapico ed osteopatico, sono quasi sempre integrati l’uno con l’altro, perché consentono di ottenere maggiori risultati e di rendere la paziente autonoma con esercizi che possono essere facilmente riprodotti a casa.

Gravidanza e trattamento chiropratico

Un’altra tecnica a cui è consigliabile affidarsi in stato di gravidanza è quella chiropratica.

Negli ultimi anni la chiropratica ha aiutato numerose donne in status di gravidanza sia per quanto riguarda le nausee mattutine che per il parto vero e proprio. Ci sono studi che affermano che donne in gravidanza che vengono trattate da chiropratici hanno un parto più rapido e meno doloroso.

Affidarsi ad un chiropratico durante la gravidanza è importante per mantenere l’allineamento pelvico, affinché non venga compromessa la quantità di spazio disponibile per lo sviluppo corretto del bambino e per evitare quindi la cosiddetta “restrizione intrauterina”. Altri effetti benefici riguardano la riduzione della durata del travaglio e del parto, nonché la riduzione della possibilità di incorrere in un parto cesareo e la diminuzione degli attacchi di mal di testa.

Riabilitazione fisioterapica post-partum

Il post-partum e il puerperio rappresentano un periodo importante di recupero psicofisico che richiede un programma di assistenza adeguato.

I disturbi che più si manifestano durante il periodo del puerperio riguardano le disfunzioni urinarie, le algie lombosacrali e pelviche persistenti e l’indebolimento dei muscoli addominali.

Durante la gravidanza, i muscoli addominali si affaticano e si rilassano. Dopo il parto quindi, risulta importante ritonificare la fascia addominale con una adeguata terapia riabilitativa la quale avviene solo dopo la riabilitazione perineale, se necessaria, al fine di evitare conseguenze negative su un perineo non stabilizzato (perdite urinarie, discesa di organi).

Questo tipo di riabilitazione ad effetto restitutivo ed antinfiammatorio deve essere eseguita da un fisioterapista, in quanto non si tratta di addominali classici, che appesantiscono il pireneo, ma di addominali ipopressivi che mirano a ridurre la pressione all’interno dell’addome.

Anche i problemi della pelle che bisogna affrontare dopo il parto possono essere sottoposti al trattamento fisioterapico, il quale può contribuire al ripristino della struttura dei tessuti,
favorendo una rapida guarigione della sutura esterna ed interna dell’utero (i.e. delle cicatrici).

Il consiglio del medico

Per evitare dolori alla schiena, frequenti soprattutto nell’ultimo trimestre quando il peso del pancione spinge sulla fascia lombare, è importante riservare alla schiena e alla postura assunta un’attenzione di riguardo sin dall’inizio della gravidanza. Con le giuste accortezze e con la terapia mirata, inoltre, si può ambire al ritorno alla normalità dopo il parto e, affinché sia possibile, occorre che le donne siano ben informate, sostenute e accompagnate lungo tutto il percorso di gravidanza e anche nel periodo immediatamente successivo, supportando un recupero a tutto tondo ed ottimale del fisico e della mente.

Otite: una delle problematiche più fastidiose per i bambini

Dopo la “Giornata mondiale dell’udito” del 3 marzo scorso, quest’oggi parliamo ancora di quanto sia importante prendersi cura delle orecchie e del nostro apparato uditivo in toto, di modo da salvaguardare non solo il nostro benessere, ma anche la capacità di recepire e rispondere agli stimoli.

L’orecchio è il principale organo del sistema uditivo, nonché apparato fondamentale per il senso di equilibrio del corpo, di orientamento spaziale e di coordinamento del movimento, grazie alla presenza del “sistema vestibolare“, una componente dell’orecchio interno.

L’organo è composto da tre parti: l’orecchio esterno, quello medio e quello interno. Oltretutto, la sua duplice funzione, che permette la percezione dei suoni da una parte e fornisce informazioni sulla posizione del corpo nello spazio dall’altra, lo rendono un organo particolarmente complesso per struttura e funzionalità.

Si tratta, però, anche di un apparato delicato, spesso minacciato da microrganismi esterni atti a provocare malattie di gravità variabile, come l’otite, che è una delle patologie pediatriche più frequenti. Gli studi evidenziano, infatti, che circa l’85% dei bambini è affetto da almeno un episodio e che approssimativamente il 46% avrà una forma di otite entro i primi 3 anni di vita.

Otite: cos’è?

L’otite è un’infiammazione dell’orecchio a decorso acuto, o cronico, principalmente causata da germi patogeni che possono localizzarsi in corrispondenza dell’orecchio sia in modo diretto, sia per il propagarsi di focolai infiammatori, sia a causa di metastasi settiche.

Si parla di otite acuta, quando l’infiammazione si conclude in un breve periodo e senza dover ricorrere a cure; è, invece, cronica quando, non riuscendo a debellare spontaneamente il patogeno in tempi relativamente rapidi, si deve fare ricorso all’uso di farmaci specifici per ottenere una guarigione completa.

Otite: classificazione, cause e sintomi

In base al tratto auricolare coinvolto, è possibile distinguere tre principali forme di otite:

  • Otite interna, quando l’infiammazione coinvolge, appunto, l’orecchio interno;
  • Otite media, quando lo status infiammatorio è invece a carico dell’orecchio medio;
  • Otite esterna, quando l’infiammazione colpisce il canale uditivo esterno e in alcuni casi anche il timpano che, talvolta, ne può risultare compromesso.

L’otite interna, o labirintite

L’otite interna, detta anche labirintite, è un’infiammazione a carico del labirinto auricolare, un’area dotata di strutture anatomiche responsabili del mantenimento dell’equilibrio e dell’ascolto dei suoni.

Sono diverse le cause della labirintite, nella maggior parte dei casi si tratta di fattori di origine virale, o batterica, i quali inducono l’infezione presente nelle vie respiratorie a propagarsi fino all’apparato auricolare, procurando sintomi come vertigini, nausea e mal di testa.

Anche lo stress può essere causa di otiti. Si tratta di un disturbo transitorio che compromette l’equilibrio e che, anche se non di origine infettiva, si presenta con gli stessi sintomi della labirintite virale, o batterica. In assenza di infezioni a carico dell’orecchio, lo stress è spesso considerato per primo tra i fattori scatenanti.

La sintomatologia dell’otite interna ha un’insorgenza piuttosto variabile, per quanto tenda comunque a manifestarsi attraverso episodi aggressivi.

L’otite esterna, o “otite del nuotatore”

L’otite esterna è un’infiammazione della pelle che riveste il condotto uditivo ed è favorita proprio dall’ambiente umido del canale; difatti, l’incidenza dei casi sembra essere superiore nel periodo estivo, quando le persone tendono ad avere un maggiore e prolungato contatto con l’acqua, il che ha fatto anche sì che l’otite esterna venisse conosciuta come “otite del nuotatore”.

Oltre alla percezione “ovattata” dei suoni, il sintomo principale è, soprattutto, il forte dolore che si avverte anche solo sfiorando il padiglione auricolare.

L’otite media

L’otite media acuta è una fra le patologie più frequenti in età pediatrica e colpisce il 60% dei bambini al di sotto dei 3 anni, di cui il 24% risulta essere interessato da almeno tre episodi.

Spesso conseguente, o concomitante, ad infezioni virali e batteriche a livello orofaringeo, l’otite media è un processo infiammatorio a carico, per l’appunto, dell’orecchio medio, ovvero quel segmento di risonanza che trasforma le vibrazioni del timpano in suoni e che è in comunicazione diretta con il naso e le vie respiratorie mediante la “Tuba di Eustachio”, la quale, a sua volta, permette il passaggio di batteri e virus all’orecchio medio.

I benefeci del trattamento osteopatico sulle otiti

Dopo un attento consulto specialistico per valutare il quadro sintomatico e le cause dell’otite, qualora il medico stabilisse che non fossero necessarie cure antibiotiche, una valida alternativa per ottenere benefici significativi è l’osteopatia.

In presenza di otiti, l’approccio osteopatico è volto ad agire sulla disfunzione della “Tromba di Eustachio”, attraverso tecniche manipolative che interessano le ossa temporali del cranio, situate lateralmente alla tromba, attorno ai padiglioni auricolari. L’osteopata può ripristinare non solo il normale movimento delle ossa temporali, ma anche l’intero meccanismo cranico, migliorando il drenaggio del fluido dall’orecchio medio.

In età infantile e prescolare lo sviluppo di queste ossa è delicatissimo e vi è la possibilità che si verifichino delle asimmetrie nella posizione dell’osso temporale, il che può generare una scorretta fuoriuscita delle secrezioni e, quindi, l’insorgenza di otiti.

L’osteopata agisce anche sul sistema linfatico e venoso dell’organismo, stimolando il sistema immunitario e la capacità di autoguarigione; con le manipolazioni, inoltre, può regolare il sistema ortosimpatico, il quale controlla l’innervazione delle mucose e, quindi, la produzione di muco.

Altri aspetti che l’osteopata può trattare per curare l’otite e per evitare la recidività del fenomeno sono: riniti, reflussi di muco, raffreddori e deformazioni craniche dovute a traumi da parto, o a un mal posizionamento durante la gravidanza.

Secondo studi di settore, oltre il 30% dei bambini fino a 18 mesi presenta significative restrizioni dell’osso temporale e disturbi (i.e. plagiocefalie) della sua posizione che possono insorgere anche durante il parto e ripercuotersi nel bambino durante la prima fase di crescita.

L’otite rappresenta una problematica risolvibile, ma che può essere piuttosto destabilizzante e dolorosa, soprattutto in considerazione del fatto che tende a colpire neonati e bambini. Per tali ragioni è importante salvaguardare il benessere del proprio apparato uditivo e di quello dei più piccoli, a partire dalle orecchie.

“Giornata mondiale dell’udito”: l’importanza della prevenzione

Istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e ormai giunta alla sua decima edizione, ogni anno, il 3 marzo, si celebra il World Hearing Day”, la “Giornata mondiale dell’udito (e dell’orecchio).

Dato il significativo aumento dell’incidenza dei disturbi uditivi, l’obiettivo di questa giornata è quello di sensibilizzare i governi mondiali sull’importanza della cura dell’apparato uditivo, di prevenire le malattie dell’orecchio, diffondendo una corretta informazione sanitaria, e promuovere una vera e propria “rivoluzione” culturale.

L’udito, rappresentando una delle principali fonti attraverso cui recepiamo stimoli ed informazioni, è un senso fondamentale, nonché uno strumento d’interazione necessario per lo svolgimento delle attività quotidiane e sociali. Importante anche per il nostro senso dell’orientamento e per la nostra sicurezza, l’udito ci permette di percepire la presenza di potenziali pericoli.

Perdita dell’udito: tra calo fisiologico e rischi prevenibili

Il calo della capacità uditiva è una problematica comune che colpisce soprattutto le persone oltre i 55 anni di età, anche a causa dell’invecchiamento fisiologico a cui sono soggette le strutture dell’orecchio.

Non tutti sanno, però, che gli stimoli sonori mantengono il cervello attivo ed è anche per questo motivo che in età avanzata bisognerebbe poter contare su un buon udito. Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un abbassamento della soglia di età nel manifestare problemi uditivi, un dato allarmante e probabilmente causato da una sempre maggiore e crescente esposizione al rumore, principalmente negli ambienti ricreativi. Ciò ha portato l’OMS a prevedere che, a causa di tali abitudini, oltre un miliardo di giovani di età compresa tra i 12 e i 35 anni rischia di perdere l’udito. L’esposizione prolungata a suoni ad alto volume ha portato anche a considerare come i deficit uditivi comportino conseguenze negative sull’istruzione e sul mondo del lavoro, riducendo notevolmente le prospettive di occupazione.

Udito: i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Secondo gli esperti dell’OMS circa il 5% della popolazione mondiale convive con una perdita uditiva e le stime prevedono che, entro il 2050, una persona su quattro svilupperà una forma di diminuzione dell’udito.

In Italia sono 7 milioni le persone con problemi uditivi: il 54% non ha mai effettuato un controllo specifico e solo il 25% di coloro che potrebbero averne bisogno usa l’apparecchio acustico (nonostante l’87% di chi ne fa uso dichiari migliorata la propria qualità di vita).

Evidenze cliniche stabiliscono anche che oltre il 60% dei problemi di udito potrebbe essere identificato e affrontato a livello delle cure primarie attraverso l’integrazione tra il medico specialista e i servizi di assistenza primaria, operazione che condurrebbe a inconfutabili vantaggi alla persona. Gli stessi studi clinici evidenziano, inoltre, che la perdita uditiva non affrontata incide sull’economia planetaria con un costo pari a 980 miliardi di dollari all’anno nel settore sanitario. Maggior motivo per cui si è resa necessaria l’istituzione della suddetta giornata a livello mondiale.

I benefici del trattamento osteopatico

Dall’ipoacusia, alla labirintite, alle otiti, all’acufene, sono numerose le patologie a carico dell’orecchio, interessandone la parte esterna, o quella interna. Cause e sintomi sono di varia origine e natura, ma possono essere trattati preventivamente attraverso un approccio osteopatico.

Le tecniche manipolative dell’osteopatia possono, difatti, ripristinare il normale movimento delle ossa temporali, così come dell’intero meccanismo cranico. Possono, inoltre, migliorare il drenaggio linfatico, modificando l’apporto di sangue arterioso, e il drenaggio venoso, portando di conseguenza ad un incremento del fluido nell’orecchio medio, riducendo così il rischio di infezioni. Le manipolazioni osteopatiche, inoltre, sono utili al trattamento di ulteriori disturbi dell’orecchio, come le vertigini.

L’osteopatia può aiutare nella prevenzione di questi fastidi sia all’apparato uditivo, che a quello vestibolare e propriocettivo, che sono responsabili dell’informazione sullo status di accelerazione e posizione della testa e del corpo nello spazio.

Le tecniche manipolative eseguite dall’osteopata, finalizzate al riallineamento dei segmenti vertebrali e alla normalizzazione delle tensioni muscolari, possono sicuramente apportare benefici alle persone affette da acufeni, ridurre notevolmente i fattori di stress e, conseguentemente, migliorare la qualità della vita.

Disturbi “ATM” e l’approccio dell’osteopata

Anche il manifestarsi di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), può provocare mal di orecchie, oltre che cefalea, mal di occhi e mandibola che si blocca. Per questi disturbi recettoriali il trattamento di designazione è l’osteopatia, la quale, interpretandone i segnali e comprendendone i bisogni, permette di intervenire sul sistema nervoso autonomo.

Escludendo problematiche più gravi, l’osteopata cerca di individuare le aree che creano un disequilibrio al corpo. Attraverso un approccio globale e olistico svolge un lavoro sulla colonna vertebrale, aiutandola laddove presenti una riduzione della mobilità, sul riequilibrio dell’apparato muscolo-scheletrico e del sistema cranio-mandibolare. Grazie alle manovre correttive, l’osteopata inquadra le esigenze del paziente, creando il programma terapeutico più adatto.

Sottovalutare l’importanza della sfera uditiva e atri problemi legati alla salute dell’orecchio è un errore, poiché si tratta di fattori in grado di influire sulla qualità della vita. Quando si presentano, non hanno soltanto un effetto sulla singola persona, ma colpiscono anche il contesto familiare, la vita sociale e la sfera relazionale e per queste ragioni diviene importante prevenire ed intervenire su disturbi e patologie, così da anticiparne e mitigarne i potenziali effetti negativi sulla vita di tutti i giorni.

Ernia iatale: Definizione, cause e rimedi osteopatici

COS’E’ L’ERNIA IATALE:DEFINIZIONE

In medicina si parla di ernia ogni qualvolta un organo o un tessuto fuoriesce dalla cavità corporea che
dovrebbe ospitarlo. Nel caso dell’ernia iatale, una parte dello stomaco fuoriesce dall’addome e risale
all’interno del torace. L’ernia iatale può essere classificata in tre principali forme: ernia da scivolamento, da
rotazione e mista.

In questo articolo parleremo di quella più frequente che risulta essere l’ernia da scivolamento, in cui la parte
di stomaco che risale nel torace è quella di passaggio tra l’esofago e lo stomaco stesso; questa regione è chiamata giunzione gastro-esofagea o cardias. tale giunzione ha il compito di evitare la risalita dei contenuti
gastrici a livello dell’esofago e come facilmente intuibile, se il cardias perde la sua normale posizione anatomica, avrà difficoltà nello svolgere il suo compito, portando il soggetto ad avvertire uno dei disturbi tipici dell’ernia iatale cioè il reflusso gastroesofageo.

CAUSE DELL’ERNIA ITATALE:

Questa patologia è associata spesso all’avanzare dell’età a causa del normale deterioramento dell’organo
stesso che perderà di elasticità. Può essere anche data da un problema di tipo congenito, cioè presente
dalla nascita; oppure può insorgere a seguito di aumento di pressioni addominali, come nella donna in
gravidanza o nei soggetti sovrappeso.

L’OSTEOPATIA PUO’ ESSERE UTILE NEL TRATTAMENTO DELL’ERNIA IATALE?

In osteopatia vi sono diverse tecniche volte al trattamento dei visceri e quindi anche alle problematiche
relative all’ernia iatale. Infatti, questa patologia può essere la manifestazione di un disequilibrio a livello
delle strutture di supporto della valvola cardias, e può portare a tensioni che andranno a generare
sensazioni sgradevoli come bruciore, dolore retrosternale, alitosi e reflusso.
L’osteopata, nella sua routine lavorativa, va a migliorare la funzionalità del tessuto gestendo le tensioni
fasciali e muscolari delle strutture circostanti la valvola attraverso diverse tecniche. Mostriamo
nell’immagine la più frequentemente utilizzata nel trattamento dell’ernia iatale.

L’osteopatia è quindi molto utile perché è volta al ripristino delle
corrette funzioni del nostro corpo, rispettando il dolore del paziente e
migliorando il funzionamento dei tessuti circostanti cardias,
permettendo al soggetto di trascorrere periodi sempre più lunghi in
assenza di sintomi, migliorandone nettamente la qualità della vita.

In questo articolo abbiamo trattato l’ernia iatale dal punto di vista osteopatico, è importante che in
presenza di sintomi il paziente si rivolga al medico specialista per informazioni riguardanti il recupero delle
funzionalità perse.

SIAMO VERAMENTE TUTTI COLLEGATI NEL NOSTRO CORPO?

Concetto cardine dell’osteopatia è ciò che viene chiamato fascia.

Esiste, all’interno del corpo umano, una continuità diretta tra la base del cranio, il diaframma e la parte inferiore del corpo. Questa continuità è regolata dalla fascia. 

Attraverso questo concetto è possibile rispondere alla domanda che molti pazienti pongono: siamo tutti collegati?

Come è fatta la fascia?

La fascia è un tessuto di tipo connettivo che fuoriesce dalla base del cranio, percorre la zona cervicale fino ad arrivare al torace, avvolgendo il cuore, e connettendosi con il diaframma. Da qui avvolge la parte addominale per proseguire verso gli arti inferiori.

Siamo veramente tutti collegati?

Visto che la fascia avvolge tutto il nostro corpo, si può evincere come la posizione della testa, il nostro respiro, i movimenti del collo, possano influenzare strutture che, a prima vista, sono lontane e non collegate tra loro.

 

Se dovessimo dare un’immagine di cos’è la fascia, diremmo che è una sorta di guaina che avvolge, in vari strati (superficiali e profondi), tutto il nostro corpo, come si vede nell’immagine (sono le tre sezioni in azzurro). 

 

Che funzioni ha la fascia?

Come possibile immaginare, la fascia ha molte proprietà, tra le quali possiamo indicare: funzione di sostegno, di nutrizione e difesa contro attacchi dannosi per il nostro organismo.

Questa struttura così importante può subire delle disfunzioni che possono dipendere da vari fattori, quali: tensioni ripetute o movimenti anomali, perdita di elasticità della fascia stessa, depositi calcifici che provocano dolore, difficoltà di circolazione sanguigna e linfatica, artrosi.

Come si trattano le disfunzioni fasciali: differenza tra tender point e trigger point

Diverse sono le tecniche a nostra disposizione per poter riportare benessere nel nostro organismo. Tra le tecniche possiamo citare il trattamento manuale di tender e trigger point.

I tender point sono delle disfunzioni a carico dell’apparato muscolare. Sono dei punti di dolorabilità che vengono evocati attraverso la palpazione del terapista. Se non tempestivamente trattati, questi tender possono diventare dei punti trigger. I trigger possiamo immaginarli come dei “nodi” muscolari che determinano una sensazione dolorosa che irradiano in un’altra area del corpo anche se non stimolati manualmente. Attraverso la manipolazione manuale da parte del terapista è possibile ridurre la sintomatologia dolorosa e riportare benessere alla persona.